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Date: venerdì, 22 dicembre 2006 La redazione, in seguito ad episodi in cui alcuni utenti hanno postato file coperti da copyright altrui senza nemmeno citarne l'autore e la fonte, si vede costretta a designare regole più specifiche sui post. Eccole di seguito:
- Non inserire immagini all'interno dei propri post (a meno che l'autore del post possieda anche i diritti sulle immagini che vuole inserire).
- Non inserire oggetti multimediali (video, mp3.. etc) di cui non si possiedono i diritti.
- Evitare di aggiungere altre tag ai post e limitarsi a scgliere tra quelle qui elencate: "in concorso", "non in concorso", "poesia", "vita", "work in progress". Questo per facilitare l'indicizzazione dei post, la loro consultazione e per evitare dispersioni di vario tipo.
Tutti i post (attuali e futuri) che non rispettano queste regole saranno modificati (i cambiamenti riguarderanno solo i file aggiunti, non i testi, che ovviamente non saranno modificati nel loro contenuto).
Grazie per l'attenzione.
La Redazione di Note Pad
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Date: domenica, 10 dicembre 2006 ascolto non mi stanco, parole musicate che danzano sul pentagramma della nostra vita. pensiero che si trasforma in linguaggio, deviazioni e restrizioni, prima dell'esplosione finale. orgasmo. il simbolo è ambivalente soprattutto di notte quando i significanti emergono nudi nelle fantasie. io ti ascolto e non ho paura. ascolto i tuoi pensieri nella tua musica, la faccio mia, ne sono gelosa. mani che si muovono nella direzione dei pensieri più profondi, creando ritmi che mi penetrano, mi cercano. ci cercheremo e ci troveremo in eterno, è un gioco. faccio capolino tra una nota e l'altra, mentre mi lacrimano gli occhi per il fumo. ma non scappo |
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Date: giovedì, 02 novembre 2006 Morsi di fuoco rubino [Il dorso nudo del piacere]
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Date: giovedì, 26 ottobre 2006 Piccoli passi uno dietro l’altro sul filo immaginario della mia mente Tra righe e parole che lentamente si riaffacciano Silenziose urlano il loro pensiero che rende reale il mio emisfero Malinconico o accattivante sempre vivo in ogni mio istante.. Artpassion | commenti | link |
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Date: lunedì, 23 ottobre 2006 Le giornate grigie Accompagnano il mio umore Con le loro tonalità cupe Non posso dire di star male Ma la malinconia mi avvolge Nella sua leggera nebbia I colori autunnali Non mi scaldano Il rosso e il giallo Quest’anno non insidiano Il loro tepore Ma io resto qui Ad aspettare Che la mia stagione preferita Risvegli le mie sensazioni Colorandole di tepore Autunnale E non di grigiore invernale.. Artpassion | commenti | link |
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Date: domenica, 15 ottobre 2006 ..... Istinto primordiale, Femme.
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Date: giovedì, 14 settembre 2006
Qualche volta ci sono delle cose che sembrano impossibili... E' divertente vedere come invece, ad ogni passo, siamo in grado di adattarci senza accusare il colpo più di tanto. E' solo contemplando il risultato che ci si accorge del traguardo che s'è raggiunto. E accidenti....mi piace! Besos a todos! |
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Date: lunedì, 28 agosto 2006 CANZONETTA DI MARE mariamartina | commenti | link |
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Date: venerdì, 18 agosto 2006
Titolo elaborato: ...C'è Nessuno? Autrice: MissHolly Canzone di riferimento: "Comfortably numb" dei Pink Floyd Indiscreta, paonazza, iperbolica, rimase davanti alla tenda per tutta la notte, colma di pensiero. Proprietaria del suo stesso perire, si nascose dentro quel rifugio in lino spagnolo, incrostato di schizzi impressionisti e madrigali francesi, per troppo tempo.“C’è qualcuno lì fuori?” – chiese con voce vagamente distorta. In quell’istante un bambino di cartapesta le passò accanto. Un bambino che non disse nulla. Appariva leggero come un trapezista russo e trasparente come le gonne di Miss Flou alla fermata del tram. Le sue mani erano piccole e bianche, intrise di magnolie e bucaneve. Le porse una maschera in cera d’api. Lei la indossò curiosa e, barcollando lungo la via, osservò che tutti gli uomini avevano il viso coperto. “C’è qualcuno lì dentro?” – chiese rivolgendosi ad uno di loro. Silenzio di cenere. Le sue labbra si mossero ma non sentì ciò che disse.Una vecchina, raggomitolata sul ciglio di un pozzo, si avvicinò a lei e con garbo disse: “Il cerchio si è chiuso. I bambini conoscono la libertà. Un’alba tramontata tornerà nuovamente, abbandonata ad un fluire di specchi.”“Cos’è un’alba tramontata?” – chiese lei, mentre un roseto fioriva inconsueto sui capelli della vecchina. “E’ l’inizio che diviene fine. L’alterazione necessaria del puro seme. L’insensibilità del tempo. Tenere il volto coperto è il modo più facile e indolore per continuare a far ruotare il vecchio Mulinaccio. L’inchiostro di questo tempo ha bisogno di tamponi. Ah, la vita ha un retrogusto così olioso e turpe. Una stridente corsa circolare che mugola dietro le quinte. Il cerchio si è chiuso. Il genocidio dei sogni consegna le salme ai nascenti. Il necessario dovrà compiersi alla deriva degli ingenui.Inesorabile è il corso degli eventi; un rimbalzo elastico ed anestetico per il dolore. Mascherati, dunque, pietosa creatura, poiché fuori la tempesta ingoia nastri di seta e biondi sorrisi. Riesci a stare in piedi? Dai, è ora di andare.” Lei si tolse la maschera e falciò una fetta di prato.L’aria era frizzante ma piacevole. L’erba era morbida e dall’odore intenso.Distesa al sole, contemplò il cielo: “C’è qualcuno lassù?” – pensò. Si voltò verso il bambino e con tragico stupore vide che di lui non era rimasto altro che una sbiadita macchia di colore. Le lacrime lo avevano sciolto, così come una barchetta di cartone si trasforma in acqua, quando vede il mare per la prima volta. Lei fu stretta dal dolore, come le lenzuola di Miss Flou quando venivano strizzate dalle sue mani grandi e molli. L’uomo soffre più di ogni altro animale.E’ la coscienza che rende pesanti come stagni. Coscienza di essere. Il beato è inconsapevole fruitore di vita.Impeto di tribù nottambule. Pazzia di orchidee fiorite, incontrastate, irruenti. Concepimento e cataclisma insieme. Ode ingorda e silenzio striato.Si alzò e indossò la maschera. Il dolore era sparito e si allontanò verso il villaggio, mentre il vento giocava con gli alberi e i bucaneve. Un vento divenuto bambino. Un bambino divenuto vento.Inafferrabile. E mentre il ricordo divenne nostalgia e la nostalgia si tramutò in musica,il cigolio ozioso del Mulinaccio corteggiò i suoi passi insensibili all’asfalto rovente. Piacevolmente insensibili. NotePad | commenti (1) | link |
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Date: sabato, 12 agosto 2006 L'opera vincitrice della prima edizione di Note Pad, concorso di racconti musicali inserito all'interno della Retrospettiva Sys è "C'è nessuno?" di MissHolly. Ci congratuliamo vivamente con la vincitrice e con tutti i finalisti per la qualità degli elaborati e per l'indovinata attinenza con i dettami del contest. A presto! La redazione di Note Pad NotePad | commenti (1) | link |
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Date: sabato, 05 agosto 2006 La Redazione di Note Pad comunica che gli elaborati finalisti del concorso sono (in ordine alfabetico) :
A presto ulteriori notizie! NotePad | commenti (1) | link |
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Date: venerdì, 04 agosto 2006 E se fosse tutto un sogno... |
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Date: domenica, 30 luglio 2006
On air: Neffa- Ancora non lo so Mi arrovello sul vestito Paura di andare avanti Di tagliare Perché dev’essere perfetto Perché la stoffa e il modello lo richiedono Ma io ho sempre dubitato sulla perfezione delle mie mani Ho sempre dubitato di me E allora ho paura di andare avanti E mi blocco
“Ma cosa ti succede?”
Mi chiede mamma… Io che con questo vestito ci sto perdendo la testa… Mamma se tu sapessi cosa mi succede Sono stanca e nella mia testa non ho certo il vestito da finire ma solo voglia di partire…solo voglia di andare via… E scrollarmi di dosso Tutti questi pensieri Persone che mi sembrano Koala da portare sempre in giro Tutte queste persone che non conosco e chiedono di me per lavorare Questa stanchezza Mamma ma lo sai…
Negli ultimi giorni ascolto spesso Neffa E alcune canzoni suonano di continuo come questa…che mentre scrivo mi accompagna
L’altro giorno ero in ospedale Seduta su una lettiga Accanto alla finestra Con il viso tra le mani e le gambe rannicchiate Aspettavo il dottore per un’ultima visita a mio padre E per una piccola visita a me Che mi ha voluta vedere Avrei voluto il mio quaderno e scrivere quel che sentivo Mi chiedevo perché si ha tanta voglia di scrivere …perché le sensazioni si attaccano addosso… Mi chiedevo cosa mi avrebbe detto il dottore Lo sapevo già… È solo che io vorrei una piccola magia Lui è arrivato Ho alzato la mia gonna Le mie cicatrici “Sei troppo magra” “Ho paura degli aghi”
L’uomo lontano continua a mandarmi sms Lui mi vuole con se
Una cena da un’amica che tra qualche mese si sposa… Vorrei vederle negli occhi una luce diversa
Notte Seduta sul letto E sfoglio il mio book Mi soffermo su alcuni miei disegni E immagino vederli realizzati Le mie dita sulle mie linee La sensazione che si sta andando e si può andare avanti diversamente Con il cuore che fa ancora male
Ancora un altro po’…
Quando lavo il viso Mi piace sentire le ciocche che mi cadono avanti Che si bagnano È tutta una sensazione diversa da quando passavo le mani nei miei capelli a spazzola
“E nei miei occhi ho visto un mondo Intanto ho prenotato il mio volo… |
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Date: giovedì, 27 luglio 2006
Finchè al mattino non ti svegli con questa sensazione, puoi esser sicuro che il giorno prima non avevi trovato proprio un bel niente. E la forza sta nel mostrare la propria fragilità. Si. Ma più che altro nel non averne vergogna. E allora ecco che risuona un arpeggio dal suono caldo, lento, da studio... qualcosa che viene fuori per passare il tempo, perchè il tempo ha dato i suoi frutti e come ogni terreno, non va mai spremuto fino all'ultima goccia. Allora potrebbe alzarsi anche il vento...un vento che gioca con i capelli delle persone, o che scaccia le nuvole e i pensieri. Besos a todos! |
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Date: domenica, 23 luglio 2006 ascolto cascate di note in dialoghi asimmetrici ... tu ra tu tu tura eterni. dialogo in altro linguaggio come se il pensiero all'improvviso trascendesse i confini e prendesse vita impregnando ogni spazio lasciami essere il solo, sali e scendi nel sottostrato del reale, eterno attrito circoscrivente margini inesistenti, non vedi che i confini si sono autodistrutti nel loro movimento infinito? Ma hanno plasmato le nostre menti noi non ci comportiamo di conseguenza... li immaginiamo e ne tracciamo mentalmente i contorni, e immaginiamo forme, le riempiamo per renderle significazione di noi e del mondo, ma non ci accorgiamo che sono illusioni ottiche. elettroni impazziti dentro scatole di nulla amalgamati a significati e significanti indistinguibili, che riempiono quel nulla di pensieri musicati. |
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Date: venerdì, 21 luglio 2006
Delle volte essere nel bosco, non è così vantaggioso...qualche volta mi accorgo di passi e fruscii e di canti che arrivano chissà da dove... Mi svegliano dal mio letto di muschio e non riesco più a riaddormentarmi...c'è sempre qualche radice che poi è fuori posto e non mi fa più da cuscino... Accade sempre quando la luna illumina il sentiero che porta alla città...varie volte mi sono sorpresa ad osservare i pochi tratti visibili per cercare di scorgere movimenti innaturali... In questi giorni poi, i folletti sono parecchio inquieti...continuano a sorvegliare il mio giaciglio e fanno i turni per rimanermi accanto... Forse non sanno che l'ho capito. E ora la conferma...questa apparizione. Perplessa... Gioco di Antea |
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Date: sabato, 15 luglio 2006 Brano: “We’re in this together” dei Nine Inch Nails, (“The fragile”)
SEGNI
Accarezzo i segni sulla mia pelle, come avete fatto voi. Chi con dolcezza, per curare, chi con la curiosità di un bambino, chi come nessuno prima aveva mai fatto. E penso che siamo fatti per volare, non per camminare. Volare e cadere. Rimanendo segnati. E’ successo tempo fa, dopo l’ultima fragorosa caduta, quando preferivo starmene chiusa nel mio cantuccio, ferma, immobile a leccare il sangue, che è arrivato in punta di piedi a bussare leggermente alla mia porta. Come una melodia all’inizio un po’ fastidiosa nel suo essere scontata …e poi rumorosa, ingestibile. Che mi chiedeva di uscire fuori dal mio mondo, in modo perentorio, ma non voleva tenermi per mano. Voleva che continuassi a cadere. Voleva che…sapessi quello che voleva. Senza chiedere. Finché è caduto, lui. E non riusciva più ad alzarsi. Mentre io, volavo, lontano. E mentre volteggiavo, arrivata fino a dove sorge il sole, avevo deciso che l’avrei lasciato con il viso nel fango. Ad ognuno i suoi segni, io non c’entro. Un nuovo inverno, un ritorno a casa. Al caldo, al sicuro. Pensavamo di esserci cancellati a vicenda, quella notte più lunga dell’anno. Bianchi. Puri. Nuovi. Invece, il profumo di glicini nelle narici e il tuo calore sul naso. Invece. Mi hai scritto sul corpo ciò che a voce non sei mai riuscito a dirmi, quella sera. Nuove cicatrici, di zucchero filato. Nothing else means anything.*
*Nient’altro significa nulla
We' re in this together
I've become impossible holding on to when when everything seemed to matter more the two of us all used and beaten up watching fate as it flow down the path we have chose you and me we're in this together now none of them can stop us now we will make it through somehow you and me if the world should break in two until the very end of me until the very end of you awake to the sound as they peel apart the skin they pick and they pull trying to get their fingers in well they've got to kill what we've found well they've got to hate what we fear well they've got to make it go away well they've got to make it disappear the farther I fall I'm beside you as lost as I get I will find you the deeper the wound I'm inside you for ever and ever I'm a part of you and me we're in this together now none of them can stop us now we will make it through somehow you and me if the world should break in two until the very end of me until the very end of you all that we were is gone we have to hold on(x2) when all our hope is gone we have to hold on
all that we were is gone but we can hold on you and me we're in this together now none of them can stop us now we will make it through somehow you and me even after everything you're the queen and I'm the king nothing else means anything |
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Date: mercoledì, 12 luglio 2006 un ultimo flash. prima dell'addio. * delle pagine scritte in passato e di quanto ancora l'inchiostro bruci sulla pelle.
She's losing control SoffioDiLuce | commenti | link |
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Date: martedì, 11 luglio 2006 “sta dritta con la schiena”
Allineo la colonna vertebrale. Apro le spalle,le spingo in basso.
“in dentro la pancia,stretti i glutei”
Dietro il bacino,i muscoli spingono.
Immobilità dall’estetica lineare.
Mi sforzo. Cerco di respirare senza mostrare il petto che si muove.
“sta dritta”
Dura pochi minuti. Il tempo di percepire che il pensiero è tutto teso in questo tentativo di ordinare. Ordinarmi.
Dura al massimo il tempo di una lezione di danza classica, o di un ‘esibizione.
Dura il tempo di scoprire che la schiena si piega un po’ nella stanchezza,le spalle si chiudono a nascondere un seno un po’troppo grosso quando sei adolescente,il corpo si curva naturalmente ad osservare i piedi mentre riposo,seduta.
Poco più in là nel tempo,rimango incastrata nelle ciglia degli altri. Il corpo è sempre troppo voluminoso,troppo bianco,troppo morbido. Sono anche troppo dura:gli occhi severi,la voce ferma. “metti i piedi uno davanti all’altro”
Sassi,a terra. Creano leve con le suole e il passo si fa irregolare,inciampo. Mi sbilancio,la schiena si piega in avanti,le braccia si aprono scomposte per tenere l’equilibrio. Il movimento rapido mi inebria,mi innamoro della caduta. Cerco i sassi sulla strada,così che mi aiutino a cadere spesso. Divento maestra delle cadute dalla dinamica affascinante. Mi ipnotizza il sangue che scorre sulle ginocchia.
“cerca di stare dritta”
Cerco.di.stare.dritta.
Un giorno tolgo le scarpe. Dal tallone alle dita,imparo ad affrontare i sassi,la carne li abbraccia fin dove può,il resto lo fa il corpo,accompagna la pressione dolorosa col movimento di ogni singolo muscolo. Il dolore,ora intenso ora lieve,irradia nei nervi e dai nervi,ovunque. Al passo successivo è solo un alone. Sulla via ciclicamente arriva la notte che mi obbliga a guardare nel buio sconosciuto davanti a me, sperduta. Eppure posso fidarmi del rilucere argenteo della Luna Piena, per vedere. Per piegare la testa verso il mio interno e scoprirmi Luna io stessa. Ciclicamente,cresce e cala. Concetto fatto carne,nervi viscere legamenti.
Le strade non sono mai tutte dritte,il corso dei fiumi non lo è. Quando mi guardi devi necessariamente abituare l’occhio alle pieghe,ai percorsi sinuosi,al vuoto e al pieno,salire e ridiscendere,esitare su curve di paesaggio che finiscono e ricominciano nello stesso punto. Ti chiedo tempo. La retta è per chi ha fretta.
So,oggi,che non è l’anima a formare il corpo,ma il corpo a formare e informare l’anima. A mostrarle il modo di conoscere,di adattarsi,di osare e nascondere,di scoprire.
Arresa all’amore,cammino. Sulle foglie,sulla pietra,sulla terra.
Tra un sasso e l’altro,tra un pendio pericoloso e l’altro,tra una cascata verso il nulla e l’altra,mi immergo nella felicità. Preziosa.
Per le ferite c’è il fiume,tortuoso. Per la stanchezza rocce su cui sedere,per dormire giacigli di chiome d’albero.
Voci dal passato,come incubi,mi propongono scarpe resistenti per non sentire male. Rifiuto perché conosco per opposizioni,come una selvaggia,come una bambina,come un’animale. Contorsionista delle stagioni,percepirei solo il calore,nell’estate,senza aver vagato nelle notti d’inverno in cerca di cibo.
Accorda il corpo al percorso,così farà l’anima. Sii acqua e roccia.
Fluida,contorta,molle,resistente. Lascia fluire il dolore. Ché la felicità è senza limite,e va e viene.
Ispirata da Bolormaa dei CSI, edita in "tabula rasa elettrificata" del 1997,le parti in corsivo sono "rubate" al testo del pezzo: |
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A Perfect Circle_Weak and Powerless Date: lunedì, 10 luglio 2006 Unghie nella carne Come uova di mosca Castigano il corpo insolente Non impara che I fiori non si colgono Questo corpo insolente Contorto nei suoi stessi colpi Come desidera ancora La bile e il sangue Non ha imparato Come l’amore e il sesso Sian siamesi separati Che nemmeno sanno Della propria esistenza APC_Weak & Powerless Tilling my own grave to keep me level WatChMeBuRn | commenti | link |
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Date: domenica, 09 luglio 2006 quando cieca è l’anima |
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Date: sabato, 08 luglio 2006 musica di pensieri, note veloci che si perdono nel magma incandescente dell'inconscio, note violente che urlano la loro rabbia, mi entrano dentro con forza, sublimazione dei pensieri più tormentosi. ogni nota un pensiero, pentagrammi colorati aprono nuove strade, contaminazione di generi, anche il tempo beffardo è stato soggiogato dal ticchetio del tuo metronomo, simbiosi di musica e pensiero, questa musica mi porta lontano, noti folli di ricordi impazziti e veloci, note nostalgiche di ricordi lontani. mentre continuo ad ascoltarti potrei trasformarmi in aria e dissolvermi in inchiostro-pensiero-forma, potrei anche bloccare il tempo squotere l'equilibrio, toccare la follia, volare via e cambiare forma ogni nota un pensiero |
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la visione. NIN_March of the Pigs Date: venerdì, 07 luglio 2006 Qualche rapito stupore Piovve sui miei occhi stanchi Ciechi per il gran riso che li scosse Mentre giocavo ancora alla morte Con “Voce di Fiele” a incitare i porci Mentre danzavo con lui Impassibile velocità di sbalzo Sbandando fradicia mi assale Nel cielo nero nuvola bianca Come latte di gatta Mi fissa costante immobile Inchiodata al velo d’ombra
NIN: March of the Pigs step right up, I want a little bit, all the pigs are all lined up, step inside, I want to break it up, all the pigs are all lined up, WatChMeBuRn | commenti | link |
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Date: giovedì, 06 luglio 2006 lasciami andare ti lascio andare e ti lasci andare così ti lascio a vagare quieta fra i rovi e le siepi senza un graffio né un torto né un sorriso in ogni possibile andare ti lascio a vagare fra sentieri esausti di passi ignari e colonne strette a conforto superstiti sul bordo del profondo a corona dello specchio regale e solo fra scale stringate e tortuose di mattoni intrecciati e pilastri bianchissimi di noia a guardarmi intorno riprendo ad andare riprendo mi stacco da te dal sentiero più breve e da me ti allontani per poco e ritorni e le pietre mi parlano dei tuoi passi lievi lasciano intendere storie passate di qua rincorse da storie future da dire ancora vite di dei e di uomini soli come dei e nello specchio una speranza e un desiderio d’infinito raccontano scene trascorse sul ciglio del sentiero che curva digradando alla pineta sfiorando le sale senza cielo e finestre aperte nel cielo dentro i cunicoli più scuri i segni nascosti del passaggio del tempo e degli uomini i passaggi palesi e i segni di potere tra le stanze assolate e bianche di luce quasi divina nell’aria tersa e odore d’acque oramai lontane e disegni di sapienza e capriccio umano così umano mi lascio seguire dal vento che accompagna l’immobile incedere del tempo infinitesimale passo di una vita divisa tra potere ritroso e intimità raggiunta così sospinta al limite dal vento che ti incoraggia e ti accarezza morbido come le mura di siepi le mura di rovi di fortune passate e ti porta alla soglia del centro un attimo prima del centro un’isola per me solo mi lasci senza un graffio né un sorriso aggrappata alle pietre riarse ti lasci andare e ti lascio e non soffri quando il distacco da te è un soffio di vento fresco tra le dita e poi ritorni sì ogni volta a guardarti ritorno come una volta la prima volta che ti ho portata qui anima mia nella testa e nelle orecchie: "Close cover" di Wim Mertens
negli occhi: Villa Adriana, Tivoli usermax | commenti (1) | link |
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Date: mercoledì, 05 luglio 2006
SOGNARE
Sognare ciò che non è stato che potrebbe essere e forse mai sarà di fronte a un mare di perla chiuso da isole che si sfumano come apparenze visioni di mondi ignoti cui sarebbe bello giungere o forse non sarebbe per non scoprire ciò che è già noto e allora sognare sognare ancora nebbie di rose e iris azzurrini che pendono lievi dalle rocce su un mare di perla che non traspare e cela forse tesori che mai conoscerò ma che ho sognato e che sogno mentre si sfumano i pensieri e le cose nel tiepido fluire di un vivere che forse mai non perviene ma si colora di sogni di parvenze di incantate visioni. mariamartina | commenti | link |
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Date: ... e il vento suona la sua armonica, anche stamattina. poverello, non sa cchèffare. da qualche parte ci sei tu, che ti svolgi piano nel tuo mostrarti inspiegabilmente esatto, come un'equazione matematica risolta al meglio. solo che a te non so eseguirti, non concedi alcun risultato. siamo naturalmente poveri di correttezza, se ci guardiamo allo specchio. dov'ècche è la faccia triste dell'america? tu sei la mia terra novella, il mio continete obliato, eppure di triste non hai nulla. ti ergi in postura da manuale, da cameriere, dirimpetto al mare ed è lì che ti verrò a cercare, perchè ogni isola si perde nelle acque come io mi sono perduta in te da far paura all'anima, e in fondo l'acqua salata non sono che umori, i miei, sulla tua pelle stanca di Stakanov. ho lasciato un alone sul tuo ego, era desiderio, non vappiù via. peccato. che voglia di piangere ho, adesso. posso tacere per sempre lo sai, e sarà un silenzio d'oro. o posso essere me stessa fino in fondo, fino al cuore stracciato e filamentoso, ma tu dovrai accettarmi perforza. mica bello, lo so, però io non discendo da pinocchio come te, no, mia nonna era cenerentola, perciò ho le mani delicate. cosa credi, è contrappasso. andiamo accapo insieme, dai, come le due unità di una stessa sillaba. voglio essere il tuo iato, e tu maledirai per sempre la grammatica tiranna. oppure vestimi da canada, resteremo confinanti a vita, aderenti di desiderio ma senza mai concederci, basterebbe un terremoto, lo sai, ma tu no, non hai il coraggio.. non adesso. non vedi che adesso è già passato, tesoro? senzafretta, il tempo ci lascia indietro. prendiamoci nell'incanto di un attimo che sia nostro fino in fondo. vedrai che nessuno ci disturberà, se faremo piano. il mondo non sa che farsene di due amanti felici. quante lingue sai parlare? possiamo essere cittadini del mondo, eddai, proviamo a mescolarci con impegno... forse se ci metti del tuo riusciremo ad appartenerci davvero, è che le cose belle bisogna volerle, te lo chiedo in ginocchio. ma tu non senti, sei controvento su quella maleddetta spiaggia bianca catarnifrangente e ti fanno male gli occhi, ma da bravo crudele dinatura piuttosto di voltarti verso di me soffri come un cane. magari te lo meriti. ti vengo incontro io, così non facciamo notte, anche se lo vorrei, perchè col buio siamo tutti uguali, e posso fingere di essere la tua ex ragazza, magari con lei funziona, chillosà. ti spingo dal basso, cadi, sul bagnasciuga. la spuma gioca coi tuoi capelli, perlomeno lei in qualche modo li riesce a domare. sei terreno quanto me, non men'ero mai accorta. il vento ci seduce con un motivo di Ludovico Einaudi, "I Giorni". mi lanci un'occhiata obliqua che mi finisce nello stomaco, finalmente t'accorgi che dipendi da me, in una maniera o nell'altra. sorridi e il tuo sorriso è il mio silenzio religioso. indichi un punto a caso nel mare immenso che tra poco ci ingoierà. "là c'è il messico", mi insegni con voce rauca. eppure non fumi più, che bravo. mi stringo a te e ancora provi imbarazzo, mi tremi addosso, ogni attimo che passa moriamo un po' di più, ma perlomeno moriamo assieme. adesso è l'ora, ti levi le scarpe, i tuoi piedi li ho scordati ma posso inventarli, l'immergi ambedue in acqua, mi stringi la mano per il freddo, ancora non ti seguo. di preciso, cosa vuoi? piangi senza lacrimare. sei il motivo che ci suggerisce il vento battente, il mio motivo, una melodia per pianoforte, e le tue dita da contadino arricchito suonano le onde, in mancanza d'altro. a me basta il gesto per sentire quanto sei bravo, lo sappiamo da sempre. (sei mio da sempre.) passi, in apnea. e lì faccio mie le tue ragioni. se è il messico quello che vuoi, te lo darò. ci andremo insieme. accetto. 'Chi lo sa come fa quella gente che va fin là a pronunciare un sì'. lo so io, lo so. lo sai tu, lo sai. eppoi non serve andare là per dire si, guardaci. |
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Date: venerdì, 30 giugno 2006 Risposte. Ecco cosa cercava. ...quando tu chiederai Solo lucidi istanti, brividi consapevoli di una vita ormai inesorabilmente legata ad un'altra. Claudio Baglioni – Attori e spettatori Disc 2 (1996) - Fammi Andar Via FrancyBlog | commenti | link |
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Date: giovedì, 29 giugno 2006 L’afa toglie il respiro, la stoffa leggera si è incollata alle cosce, il sudore cola lungo la nuca. E poi come Dio vuole arrivo, finalmente - nemmeno il condizionatore ha potuto raffreddare la lamiera bollente – e parcheggio in qualche modo la macchina , insofferente e stanca.
Il cane dei vicini ansima, stretto nella piccola ombra disegnata sulle piastrelle del cortile vicino. Io attraverso il lungo vialetto contornato dai rami assetati delle piccole piante che costeggiano i minuscoli cortili. Dal suolo il caldo sale ad ondate e mi avvolge, mentre mi affretto, e non indugio e non perdo tempo. Alla fine afferro la maniglia della mia porta di casa ed entro. Nella casa, scura e fresca, mi libero subito degli abiti, umidi e stropicciati e lì, dove sono, li lascio cadere. Poi accendo lo stereo, infilo della musica classica, alzo il volume e vado a fare una doccia. L’acqua che scende canta con voce cristallina modulando un suono croccante e rotondo, è fredda, ma allungo le mani e sento che va bene così. Così porgo il viso e rabbrividisco quando il primo rivoletto tiepido si fa strada sulla pelle appiccicosa e calda. E poi mi ci infilo decisamente dentro a quell’acqua che mi leva di dosso la polvere del vivere e il sudore della giornata, il sale del rimpianto, e l’odore della lotta e della competizione. E quando il getto mi inonda, bagna tutti i capelli ed io li sento gonfi e scivolosi. Docili, seguono il corso dell'acqua e mi accarezzano morbidi la schiena. Chiudo gli occhi con un brivido e offro il viso all'acqua che cade.
Dallo stereo arriva piano e si distingue in sottofondo la musica lenta e insinuante del bolero di Ravel. Si mescola con il rumore dell’acqua che scroscia e ci cresce dentro, ma senza la minima fretta. Sensuale e ammiccante, lento e invitante suggerisce che c’è un tempo per ogni cosa ed ora è il tempo di lavare via la stanchezza e la fatica. Mi sembra di vederla scivolare via lungo il seno e il ventre, la accompagno con le mani bagnate lungo le natiche e finalmente si dissolve tra le gambe scivolose e lucide. Mi pare che questa musica racconti di un desiderio che cresce e che si accompagni al suono ritmato del mio cuore che batte.
Lievita nel rumore dell’acqua che mi avvolge e aumenta con paziente costanza, mi prende una spalla che segue quel suono e dopo anche l’altra e man mano che cresce d’intensità e di frequenza sovrasta ogni altro rumore e coinvolge il corpo tutto in una frenesia di movimento. Quando la musica diventa serrata, urgente e potente, senza per questo perdere quel suo ritmo continuo e cadenzato mi rendo conto che non posso star ferma. Sotto l’acqua che scroscia, tra il vapore che sale e gli schizzi dell’acqua io...dirigo un’orchestra. |
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Date: I tuoi sguardi
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Vivere l'apocalisse per avere l'atarassia Date: domenica, 25 giugno 2006 Il mondo ha ingoiato il mondo e tutto ciò che su di esso esisteva. La realtà ha smesso di trasmettere e al suo posto un lungo corridoio di scariche elettrostatiche si pone dinanzi a me. Con l'atroce dubbio che in tutto questo neanch'io esista più e che se ci fosse uno specchio (se uno specchio ancora possa esistere) io non vedrei niente, mi lancio nell'assurdo baratro. Affannosamente cerco il contatto con quegli schermi senza senso, l'unico oggetto dotato di esistenza nell'apocalisse che mi circonda. Corro, arranco, ma in nessun modo riesco a toccarli. Sono sempre lì, sempre alla stessa distanza. Tutto inizia a tremare, scosse immani scuotono l'assurdo mondo intorno a me e l'equilibrio diventa impossibile. Poi c'è la deformazione di ciò che prima era geometrico e adesso diventa fluido e dirompente. Le scariche sono ovunque, mi passano accanto, attraverso. Forze invisibili mi colpiscono violentemente ed io non posso fare altro che cadere, rotolare, rialzarmi e cadere di nuovo. I fenomeni attorno a me sembrano accelerare, aumentare di intensità e quando penso di non poterli più sopportare tutto esplode in un mare di luce e silenzio. Ed io mi lascio avvolgere da questa placida quiete ed inizio a galleggiare nel mio stato di assoluta atarassia.
Ispirato da: "Aenima" dei Tool |
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Note Pad Contest
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Descrizione Rivolto a chi ama scrivere ed ascoltare musica: siete invitati a partecipare a Note Pad, concorso per racconti musicali ad iscrizione gratuita. Info L'Ass. Culturale Glenn Gould , all'interno dell' Ypsigrock Festival(rassegna musicale giunta alla sua decima edizione consecutiva) indice il bando per Note Pad: concorso letterario ad iscrizione gratuita per elaborati scritti a partire da una canzone a scelta dell'autore. Un blog per Note Pad L'organizzazione del concorso ha pensato di diffondere il bando anche nel florido mondo dei blog e di raccogliere qui gli elaborati di quella fascia di partecipanti al concorso che sono anche blogger, per dare la possibilità agli autori di confrontarsi e creare una sorta di laboratorio creativo, oltre che un osservatorio interattivo del concorso stesso. Per partecipare al blog Se vuoi partecipare al blog manda un messaggio privato su Splinder consultando la pagina del profilo di Note Pad Caratteristiche degli elaborati e bando di concorso
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